<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996</id><updated>2012-02-16T00:16:08.804-08:00</updated><category term='Renzaglia - &quot;il Fondo&quot;'/><category term='Mangano - &quot;Ciao Mondo&quot;'/><category term='Bonvecchio - &quot;Metabasis&quot;'/><category term='Luca Leonello Rimbotti - &quot;Linea&quot;'/><category term='Aldo La Fata - &quot;Corriere Metapolitico&quot;'/><title type='text'>A destra per caso</title><subtitle type='html'>Carlo Gambescia e Nicola Vacca, autori del libro "A destra per caso" (Edizioni Il Foglio 2010 - www.ilfoglioletterario.it )  hanno deciso di aprire questo blog per raccogliere le recensioni e alimentare il dibattito intorno a una certa idea della destra...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>14</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-6958311654208571015</id><published>2011-02-21T12:00:00.000-08:00</published><updated>2011-02-22T04:37:39.200-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-YeTNsoDeYVQ/TWOt6L8hmKI/AAAAAAAAAsc/UZK5nlnMg34/s1600/nuova.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5576491978765473954" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 156px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-YeTNsoDeYVQ/TWOt6L8hmKI/AAAAAAAAAsc/UZK5nlnMg34/s200/nuova.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-_QRYTi0TRBQ/TWOsj1qIniI/AAAAAAAAAsU/V4jEAqUPgHs/s1600/nuova.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VdoRIoLdtFc/TWObzAxWBdI/AAAAAAAAAsM/yde3QUj-ToQ/s1600/nuova.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La presentazione a Fondi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;di Gaetano Orticelli&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bisogna partire dal 1994, Achille Occhetto e i postcomunisti, furono i portatori del disordine nella politica e, allo stesso tempo, vittime della loro stessa azione”. A dirlo è stato Pier Ernesto Irmici, consigliere regionale del Lazio e cofondatore di ReL (Riformismo e libertà) durante l'incontro presentazione del libro “A destra per caso” di Carlo Gambescia e Nicola Vacca, sabato scorso 19 febbraio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'iniziativa, promossa dall'Associazione Pro Loco Fondi in collaborazione con il Creia, ha visto la partecipazione attenta di un numeroso pubblico nel salone del Palazzo Caetani che ha ascoltato gli interventi di uno degli autori (Nicola Vacca) di un politico-filosofo (Pier Ernesto Irmici) moderati dal promotore culturale con passate esperienze politiche nel PCI e in formazioni civiche di centrosinistra (Virginio Palazzo).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il partèrre era di tutto rispetto e variegato nelle esperienze politiche e culturali, ma tutti hanno avuto la possibilità di rivivere anni politici che vanno dallo spartiacque della “discesa in campo” di Berlusconi, fino allo “strappo” di Fini. In una città come Fondi, dove il centrodestra fa registrare da anni percentuali elettorali ben al di sopra di quelle nazionali; dove l'elettorato moderato è stato da sempre maggioritario; dove gli allora democristiani entrarono in massa in Forza Italia; sentire quel “A destra per caso” è stato un po' rivedersi nel viaggio di solo andata fatto dagli autori e constatare che di fatto “la casa” lasciata non c'è più. Ma lo stesso si può dire di quello avvenuto nel centrosinistra... Infatti sulla domanda posta da Virginio Palazzo: “Perché oggi Destra e Sinistra si somigliano troppo?” Nicola Vacca ha risposto che “Berlusconi si è perso per strada, perché non ha completato la spinta iniziale, finendo per costruire tutto intorno alla sua persona. Penso – ha detto Vacca - che con la sua uscita di scena dalla politica, si perderà gran parte del patrimonio politico accumulato. E la sinistra ha solo svolto la funzione di comprimaria, cercando di braccare Berlusconi, senza porre un progetto politico alternativo”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pier Ernesto Irmici, invece, ha fatto scaturire il suo ragionamento da un dato: “Viviamo da diciassette anni in una fase di transizione perenne, di riforme se ne son viste ben poche. In un mondo dove ormai le risposte e i cambiamenti viaggiano veloci, la politica deve saper rispondere con maggiore rapidità. Penso poi – riferendosi Irmici alla somiglianza tra destra e sinistra – che il sistema bipolare e ancor di più, quello bipartitico, porta i due schieramenti ad indirizzare l'azione sempre verso il centro e così a rendere impercettibili le differenze. La differenza è, e sarà, tra chi riesce a tradurre in fatti la proposta politica e chi no”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel corso della serata non sono mancati i riferimenti all'attuale presidente della Camera. Nicola Vacca lo liquida con un secco: “Gianfranco Fini ha gli occhialini poggiati sul nulla”. E Pier Ernesto Irmici, ripensando la fusione del Pdl: “Sarebbe stato meglio se Forza Italia e An fossero rimaste due entità distinte. Oggi, alla luce di quello che stiamo vivendo, l'esito potrà essere più di tragedia che di commedia”. In “A destra per caso”, Carlo Gambescia e Nicola Vacca, intellettuali di provenienza cattolico liberale il primo e socialista riformista il secondo, in una interessante e agile conversazione illustrano il cammino delle idee della destra italiana, verso la sua involuzione finiana e fino ai distinguo farfuturisti, indicando quelle che ritengono le loro incoerenze.Si tratta di un pamphlet, non una resa dei conti; un libro scritto e pensato per dare conto di una genealogia della cultura di destra. Dopo averla attraversata, a quattro mani e a due voci, in forma di conversazione, le pagine del libro testimoniano il viaggio di Gambescia e Vacca in una galassia, quella della cultura di destra, che oggi è in continua mutazione ma assomiglia molto a una nebulosa difficile da identificare.Una analisi sincera fuori dagli schemi conformisti: si fanno nomi e cognomi, si denunciano, attraverso la loro esperienza personale, le incoerenze e le debolezze intellettuali di una destra che quotidianamente perde l’occasione di una costruttiva ricomposizione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E così Carlo Gambescia e Nicola Vacca raccontano la loro esperienza di intellettuali e giornalisti culturali passati, accidentalmente, a scrivere per l'area politica destrorsa, nel periodo delle sue maggiori trasformazioni ideali, essenziali ed estetiche. Marco Tarchi, Giano Accame , Enzo Cipriano, Marcello Veneziani, Pietrangelo Buttafuoco, Gennaro Malgieri, Alessando Campi sono alcuni degli intellettuali della destra che vengono ricordati nel rapporto con la cultura di quello schieramento politico nella fase della sua trasformazione. &lt;/div&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Gaetano Orticelli&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;( &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;stampa=1&amp;amp;id=88078"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;stampa=1&amp;amp;id=88078&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; )&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-6958311654208571015?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/6958311654208571015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2011/02/la-presentazione-di-fondi-di-gaetano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/6958311654208571015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/6958311654208571015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2011/02/la-presentazione-di-fondi-di-gaetano.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YeTNsoDeYVQ/TWOt6L8hmKI/AAAAAAAAAsc/UZK5nlnMg34/s72-c/nuova.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-4284646784683029168</id><published>2011-02-10T08:00:00.000-08:00</published><updated>2011-02-11T00:23:34.269-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-6MCNFFdg_-0/TVTxJLpBR7I/AAAAAAAAApU/dmf3-BCmBdo/s1600/FONDI%20CASTELLO%20BARONALE.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572343779010103218" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 270px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-6MCNFFdg_-0/TVTxJLpBR7I/AAAAAAAAApU/dmf3-BCmBdo/s320/FONDI%252520CASTELLO%252520BARONALE.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Fondi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 19 febbraio - Palazzo Caetani ore 18.00&lt;br /&gt;Presentazione &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;del libro &lt;em&gt;A destra per caso&lt;/em&gt; di Carlo Gambescia e Nicola Vacca.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Discutono con gli autori:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Prof. Paolo De Nardis  Ordinario di Sociologia - Università Sapienza di Roma&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;On. Pier Ernesto Irmici&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Modera: Virginio Palazzo&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;partecipazione libera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-4284646784683029168?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/4284646784683029168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2011/02/fondi-palazzo-caetani-ore-18.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/4284646784683029168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/4284646784683029168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2011/02/fondi-palazzo-caetani-ore-18.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-6MCNFFdg_-0/TVTxJLpBR7I/AAAAAAAAApU/dmf3-BCmBdo/s72-c/FONDI%252520CASTELLO%252520BARONALE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-8630176536195297684</id><published>2010-09-02T04:37:00.000-07:00</published><updated>2010-09-02T04:53:47.847-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un primo consuntivo&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando decidemmo di scrivere &lt;em&gt;A Destra per caso&lt;/em&gt; eravamo consapevoli che alla sua uscita avremmo disturbato i manovratori del politicamente corretto. Nel libro, mettendoci coraggiosamente la faccia, abbiamo raccontato le contraddizioni della cultura di destra e svelato i funambolismi opportunisti e cerchiobottisti di autorevoli scrittori, intellettuali e giornalisti legati a quel mondo( Veneziani, Cardini, Buttafuoco, Malgieri e Aldo Di Lello). Partendo dalla nostra comune esperienza alle pagine culturali del &lt;em&gt;Secolo d’Italia&lt;/em&gt;, abbiamo illustrato, il cammino delle idee verso la sua involuzione finiana, fino ai distinguo farfuturisti con le sue incoerenze. Senza fare sconti a nessuno.&lt;br /&gt;Insomma, un pamphlet  non una resa dei conti. Un libro scritto e pensato per dare conto di una genealogia della cultura di destra. Dopo averla attraversata, a quattro mani e a due voci, in forma di conversazione, queste pagine testimoniano il nostro viaggio in una galassia, quella della cultura di destra, che oggi è in continua mutazione ma assomiglia molto a una nebulosa difficile da identificare.&lt;br /&gt;Quello che non è piaciuto ai patinati colleghi della carta stampata, che da diverso tempo versano fiumi d’inchiostro sul tema della cultura di destra dopo gli strappi finiani, preoccupandosi sempre di non sbilanciarsi troppo, con la premura ipocrita di non inimicarsi nessuno, è la nostra sincera analisi fuori dagli schemi conformisti: nomi e cognomi sono stati fatti, soprattutto nel libro abbiamo denunciato a viso aperto, attraverso la nostra esperienza personale, le incoerenze e le debolezze intellettuali di una destra che quotidianamente perde l’occasione di una costruttiva ricomposizione.&lt;br /&gt;Nell’imminenza dell’uscita del libro i maggiori quotidiani italiani sono venuti in possesso del pdf. Le firme prestigiose di &lt;em&gt;Libero&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il Giornale&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;La Stampa&lt;/em&gt; si sono ben guardati dal recensire un libro che intelligentemente criticava Cardini, Veneziani e Buttafuoco in modo cosi chiaro e soprattutto con una libertà di giudizio completamente svincolata da qualsiasi cricca del pensiero cortigiano. La paura fa novanta, lo capiamo benissimo. Non a caso abbiamo scelto di aprire il libro con un pensiero di Leonardo Sciascia sulla sua vocazione di intellettuale: &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;“Si capisce che mi considero uno scrittore politico. In effetti, non c’è scrittore che non lo sia. Ma lo si è in due modi: o si offre la propria irresponsabilità al potere o la propria responsabilità a tutti. Io ho preferito questo secondo modo”.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dall’editore e dalle librerie ci giungono buone notizie. E per noi questo conta moltissimo, perché siamo riusciti a mettere la nostra responsabilità al servizio di tutti. Grazie.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Gambescia e Nicola Vacca&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-8630176536195297684?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/8630176536195297684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/09/un-primo-consuntivo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8630176536195297684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8630176536195297684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/09/un-primo-consuntivo.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-8685947631194123444</id><published>2010-06-01T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-06-01T06:10:00.803-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Recensione di Giovanni Sessa&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;su  "PrismaNews. Periodico nazionale di informazione" 28-5-2010&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;( &lt;a href="http://www.prismanews.net/libri/la-cultura-di-destra-senza-troppi-giri-di-parole.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;http://www.prismanews.net/libri/la-cultura-di-destra-senza-troppi-giri-di-parole.html&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; )&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nell’ultimo periodo, molti tra gli osservatori più acuti di cose politiche, e non solo in Italia, si stanno interrogando sui possibili sviluppi dello strappo Fini - Berlusconi, tanto in relazione alle sorti dell’attuale compagine governativa del nostro paese quanto, più in generale, in rapporto alle trasformazioni ideali, sociali e alle conseguenze umane, che tale evento potrebbe produrre sull’area politico-esistenziale che, nonostante tutto, viene ancora identificata con la destra italiana. Niente di meglio, per cercare di comprendere la cronaca politica dei nostri giorni, della lettura del libro che qui presentiamo “A destra per caso. Conversazioni su un viaggio”, da poco in libreria per i tipi delle edizioni Il Foglio. L’opera raccoglie una conversazione che è, al medesimo tempo, brillante e a tratti ironica, ma anche critica, testimoniante, in particolare, la profonda delusione nei confronti di un mondo culturale, politico e umano, quello delle destra italiana, maturato nel corso di un ventennio dai due autori, il sociologo Carlo Gambescia e il saggista-poeta Nicola Vacca. Si tratta effettivamente di un viaggio, affascinante certo, ma per alcuni versi, come ogni viaggio degno di questo nome, anche periglioso, condotto nelle lande, poco battute quando ebbe inizio, della destra. Infatti, Gambescia giunse, muovendo da un liberalismo realista, diffidente delle leggi salvifiche del mercato e, per questo, in grado di colloquiare con il cattolicesimo sociale, a incontrare, attraverso il mitico “covo” della Libreria Europa di Enzo Cipriano, dapprima le riviste della “Nuova destra” e poi i giovani intellettuali che le animavano. Nicola Vacca, invece, incontrò l’arcipelago variegato delle culture di destra, prendendo le mosse dal socialismo riformista. Così, dalle pagine dell’ “Avanti”, sulle quali teneva una rubrica di cronaca parlamentare, transitò alle pagine del “Secolo d’Italia”, grazie alla mediazione di Gennaro Malgieri e alla sintonia d’intenti con il primo Di Lello.Quello che emerge dalla conversazione, è un viaggio nelle “viscere” di un mondo poco conosciuto al normale lettore, se non agli addetti ai lavori o ai protagonisti di questa stessa microstoria, in cui non solo si prendono di petto, senza troppi giri di parole, situazioni e scelte politiche o strategie culturali ritenute esiziali, ma nel quale non si risparmiano giudizi sferzanti sui singoli. E così, mentre le ricerche e il fervore politologico della Nuova Destra fiorentina, l’effervescenza delle sue riviste, veri e propri laboratori di ricerca che preludevano alla costruzione di una cultura delle “nuove sintesi”, vengono ricordati come momenti assai significativi del percorso culturale degli autori, ma più in generale, come momento topico di un’intera generazione che cominciò a guardare all’universo missino negli anni settanta, e i suoi protagonisti, Marco Tarchi in primiis, sono presentati in termini elogiativi, altri insigni testimoni di quella stagione, nelle considerazioni dei due autori, divengono rappresentanti di un’involuzione culturale e antropologica, veri e propri “intellettuali del nulla”, e fanno il paio, quindi, con la fine politica della destra, indotta dell’esperimento finiano. Per queste ragioni, il libro ha già fatto discutere, suscitando anche reazioni piccate e/o irate, in quanto tocca i nervi scoperti di un ambiente che ha fatto di un rampante protagonismo politico-mondano la propria ragion d’essere, avendo da tempo abbandonato la via della ricerca e della costruzione di un progetto politico autentico. Comunque, l’antiutilitarismo è probabilmente l’humus che produsse, tanto in Vacca quanto in Gambescia, l’incontro con altri rappresentanti positivi dell’area missina, a partire da Giuliano Borghi, Ivo Laghi e Giano Accame, animatori dell’esperienza di “Pagine Libere”. Accame, di cui da poco è stato ricordato il primo anniversario della scomparsa, nella propria produzione intellettuale e politica congiunse sempre la “tentazione fascista”, venata di romanticismo sociale, a un atteggiamento aperto e dialogico, che lo caratterizzava come uomo. Oggi, a tutto questo fervore, e allo spessore di tali personaggi, si è sostituito, quello che in una recensione recente al libro, T. K. de la Grange (in &lt;a href="http://www.politicamente.net/"&gt;http://www.politicamente.net/&lt;/a&gt;) ha definito l’entrismo finiano. Mera ipotesi politica in cui l’incontro della ormai ex-destra con la cultura laica, con la religione trionfante dei “diritti dell’uomo”, sponsorizzata da ambienti i cui legami con i “poteri forti” sono evidenti, assume il volto di un continuismo politico – culturale, i cui esiti potrebbero essere devastanti, in quanto l’Italia oggi ha più che mai bisogno di un cambiamento profondo, istituzionale, e non certo di un “conservatorismo” laico o al massimo occhieggiante, ma non troppo, a certo cattolicesimo tradizionale, come pare emergere dal laboratorio di tale progetto, la Fondazione “Fare Futuro”. I nostri due viaggiatori, alla fine del viaggio, delusi da tale esito, vorrebbero tornare ad Itaca, ma la loro Itaca non c’è più. La loro è una sorta di nostalgia dell’origine per soddisfare la quale, attraverso Prezzolini ma non solo, tratteggino i caratteri generali di un nuovo, possibile, approdo sicuro, alternativo all’entrismo: quello di un liberalismo realista che ponga il mercato sotto tutela, che sia in grado di rafforzare la decisione e l’esecutivo, al fine di tenere a bada i pericolosi “spiriti animali” evocati dal capitalismo nel suo processo di progressiva omologazione dei popoli. A ciò giungono, dopo aver scartato l’opzione evoliana e/o tradizionalista e quella rivoluzionario conservatrice di matrice jungeriana, per presunti rischi totalitari impliciti in esse. Ma non è forse, ci chiediamo, la democrazia liberale, trasformatasi in governance, a mostrare oggi, in modo inequivocabile, il suo volto demobilitante e antipartecipativo, a rivelare il carattere epidemico (in senso etimologico greco) che la caratterizza nel suo “porre sotto” il popolo, che pur da qualche secolo, proclama, a parole, di voler rappresentare? In questa fase di “inverno della democrazia” (l’espressione, come ben sa Gambescia, è mutuata dal titolo di un’opera di Guy Hermet) è, per noi, solo il ritorno alla tradizione in senso politico, cioè a una democrazia organica di tipo classico, l’unica garanzia contro l’esito totalitario del regime di governance. Moeller van den Bruck definì, alla luce di ciò, la democrazia comunitaria come “…la partecipazione di un popolo al proprio destino”. Più recentemente lo stesso Alain de Benoist ha riproposto, condividendola, tale definizione, nella convinzione che a ciò si possa giungere ricordando ciò che Heidegger disse a proposito del pensiero: “..il pensare non è inattività, ma in se stesso quell’agire che si trova in dialogo con il destino del mondo”. Il libro che abbiamo sinteticamente presentato invita, quantomeno, a recuperare la funzione del pensiero alla politica. Ne prenderanno prima o poi contezza i rappresentanti del ceto politico contemporaneo, e in particolare i protagonisti di questa destra distratta? Al quesito, al momento, pensiamo non si possa rispondere che con un realistico pessimismo della ragione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Sessa &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-8685947631194123444?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/8685947631194123444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/06/la-recensione-di-giovanni-sessa-da.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8685947631194123444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8685947631194123444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/06/la-recensione-di-giovanni-sessa-da.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-8669713980478355891</id><published>2010-05-10T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-05-10T06:04:39.147-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La recensione di Giacomo Gabellini, scritta appositamente per il nostro blog&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questi tempi piuttosto bui per la grande editoria italiana, che ha letteralmente saturato gli scomparti delle librerie dedicati alla saggistica con veri e propri polpettoni in cui svariati uomini politici, seguendo la moda del tempo, si sono cimentati nella stesura delle loro "memorie" o delle loro visioni della "buona politica", è diventato assai arduo reperire testi di qualità, oramai appannaggio quasi esclusivo delle piccole case editrici, spesso animate da sano entusiasmo e dalla volontà di diffondere nuove idee. E' senza dubbio il caso della casa editrice "Il Foglio Letterario", la quale ha da poco dato alle stampe il saggio &lt;em&gt;A destra per caso&lt;/em&gt;, scritto a quattro mani da Nicola Vacca, giornalista e scrittore, e Carlo Gambescia, sociologo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si tratta di un agile pamphlet, nel quale i due autori dialogano costruttivamente, mettendo a confronto le rispettive esperienze maturate nell'ambito culturale della destra italiana, dagli anni ottanta ad oggi. Leggere questi due autori è un vero piacere, e già dalle prime righe è possibile rendersi conto delle personalità molto rare che si ha di fronte, in un ambiente stagnante e paludoso come quello italiano, in cui regna l'opportunismo più sfrenato e in cui il fine ultimo rimane sempre e comunque il tornaconto personale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nicola Vacca e Carlo Gambescia ripercorrono per intero e in maniera critica i propri &lt;em&gt;excursus &lt;/em&gt;culturali, fatti di idee, valori e convinzioni, maturati in anni ed anni di lavoro e riflessione e li decostruiscono partendo dalla radice. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nicola Vacca, proveniente dall'area socialista, si sofferma a lungo sulla feconda esperienza di collaboratore delle pagine culturali del "Secolo d'Italia", e parla con evidente amarezza del cambio di guardia alla direzione del quotidiano, che era passata dall'amato Gennaro Malgieri alla molto meno stimata Flavia Perina, una che secondo Vacca "ha letto meno libri di quanti io ne abbia scritti". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Carlo Gambescia, di estrazione cattolica e liberale, rievoca invece il suo avvicinamento a Marco Tarchi, il felice periodo di collaborazione alle riviste "Diorama Letterario" e "Trasgressioni" e il progressivo allontanamento da queste ultime avvenuto in seguito, l'entrata in contatto con Enzo Cipriano e con la sua casa editrice "Settimo Sigillo" (la prima ad aver pubblicato i testi di Alain De Benoist in Italia), per la quale ha ricoperto il ruolo di direttore editoriale e creatore, ad esempio, dell'ottima collana "Anamerica". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Raramente il panorama culturale nostrano è stato in grado di offrire una discussione tanto interessante, in quanto l'innata, italianissima vocazione ipocrita ha da sempre impedito qualsiasi tipo di analisi radicale, laddove le analisi radicali sono le uniche a stimolare ragionamenti positivi in grado di produrre idee assai feconde. Entrambi gli autori hanno decostruito il proprio disincanto nei confronti di una destra italiana che auspicavano più votata alla cultura e meno soggetta ai diktat imposti dai giullari di corte fedeli al padrone, quelli che nel libro vengono definiti "Finiani di complemento", rei, ad esempio, di aver svenduto un patrimonio culurale, quello del vecchio MSI, per nulla disprezzabile e rovinato un giornale estremamente rispettabile come il "Secolo d'Italia", piegandolo ai fini strumentali di un solo individuo. L'individuo in questione non è altri che Gianfranco Fini, del quale viene tracciato un ritratto estremamente critico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In effetti, per due attenti osservatori capitati "a destra per caso", della cui imparzialità non è lecito dubitare, un uomo politico come Gianfranco Fini non può essere giudicato positivamente. Fini, un tempo onorato delfino di Giorgio Almirante, ebbe il coraggio di definire il fascismo "Male assoluto"; non fu mai uomo di cultura, tanto che allontanò dagli incarichi che contavano tutti coloro che, proprio come Gennaro Malgieri, avevano un'idea più alta di destra, salvo poi scrivere un libro, dall'altisonante titolo &lt;em&gt;Il futuro della libertà&lt;/em&gt; (in quanto a retorica, nulla da invidiare alla Rifenstahl de "Il trionfo della volontà"), zeppo di riferimenti colti, da Thomas Mann a Karl Popper, fino, addirittura, a Friedrich Von Hayek. Lasciamo la parola a Nicola Vacca: "Gianfranco Fini vuole essere a tutti i costi l'uomo politico del momento. In questi anni ha consumato tanti di quegli strappi che nessuno lo riconosce più come uomo di destra. In compenso è diventato presidente della Camera e paladino della sinistra radical chic. A sinistra tutti lo applaudono. Intellettuali e non".&lt;br /&gt;Gli autori prendono anche in esame il fenomeno, poco conosciuto in Italia, della "Nuova Destra", nata in Francia dai brillanti spunti dell'eclettico Alain De Benoist e importata in Italia proprio da Marco Tarchi, di cui Carlo Gambescia fu stretto collaboratore. Le idee della "Nuova Destra", imbevute di antiutilitarismo, antiamericanismo, ecologismo e comunitarismo, giustamente definite antisistemiche, vengono messe in opposizione alla vacuità della sedicente e farsesca "Destra Nuova", che si rifà alla fondazione finiana, del tutto priva di un progetto politico, che risponde al nome di "Fare Futuro", il cui unico compito, secondo gli autori, si esaurisce nel semplice "guardare a sinistra per spiazzare il berlusconismo", data la antica e mai sopita tentazione di Fini di sostituirsi all'inquilino di Arcore, da sempre gallo dominante del pollaio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il libro non si limita comunque alla fredda disamina degli apparati organici al PDL, ma approfondisce il concetto stesso di destra mettendolo in relazione, metapoliticamente, all'attuale situazione italiana, in modo da evidenziarne le enormi lacune. Entrambi gli autori ricordano con caloroso affetto lo storico e giornalista Giano Accame, recentemente deceduto, e lo indicano come una delle icone di una destra conservatrice, che non metta mano alla pistola ogni volta che si senta pronunciare la parola "cultura", che sappia ascoltare le ragioni altrui senza trincerarsi dietro la corazza ideologica che castra a prescindere ogni confronto costruttivo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nicola Vacca cita ripetutamente il vecchio Giuseppe Prezzolini, uomo dell'ottocento, alla perenne ricerca di una destra altrettanto conservatrice, in grado di conciliare la modernità con la tradizione evitando di rinnegarne i valori. Intellettuali oggi molto in voga, quali Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco vengono invece stroncati, calcando, a nostro avviso, eccessivamente la mano; del primo viene asserito che "non è un portatore sano di idee", mentre il secondo viene dipinto come "fautore di una destra campata per aria, un pò futurista, un po' anarchica, ma tanto immaginaria (...). Abbiamo conosciuto il pensiero forte, siamo stati invasi dal pensiero debole, ma Buttafuoco è il vero 'cazzaro' del pensiero vuoto...". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alcune stoccate vengono rifilate anche allo storico Franco Cardini, il quale è sospettato, a nostro parere, in maniera infondata, di non essere immune dalla "tentazione fascista" di cui parlava Tarmo Kunnas. La condanna per la destra italiana attuale e per i suoi rappresentanti è comunque senza appello. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal canto suo, Carlo Gambescia scrive: "La crisi d'identità della destra è data dal rinnegamento del proprio passato ideologico. Oggi la destra di Fini e del 'Secolo d'Italia' vengono accettate dalla sinistra quando unicamente scendono sul suo stesso terreno. Questo bisogna dirlo. La grande sintonia tra l'ultimo leader della destra italiana e la sinistra ha compromesso ogni tipo di sintesi. Il carrierismo di Fini ha generato un mostro: una destra personale che ammette ogni giorno di scoprire nella sinistra il migliore dei mondi possibili, da cui farsi legittimare". Come non dargli ragione?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Concludendo, il libro non è esente da esagerazioni e difetti qua e là, ma molto deve essere perdonato agli autori, che si sono fregiati, se non altro, del grande merito che consiste nell'aver portato all'attenzione dei lettori una seria e lucida analisi dei problemi che al giorno d'oggi vengono malignamente sottaciuti o minimizzati; uno fra tutti, la scomunica irrevocabile dei "fascisti" come Giano Accame, messi all'angolo da una cultura barbara schiava del politicamente corretto. La moda di rileggere la storia e gli autori sul registro dell'anacronismo, passando idee e personaggi di settant'anni fa al vaglio degli usi e costumi attualmente imperanti è messa duramente sotto accusa, pagina dopo pagina. In definitiva, un libro che vale sicuramente la pena di essere letto, con estrema attenzione.&lt;br /&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Giacomo Gabellini&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-8669713980478355891?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/8669713980478355891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/05/la-recensione-di-giacomo-gabellini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8669713980478355891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8669713980478355891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/05/la-recensione-di-giacomo-gabellini.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-1913168616702985996</id><published>2010-05-06T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-05-06T10:11:46.137-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di Gianfranco Franchi su "Lankelot " - 05/05/2010&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;(&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.lankelot.eu/letteratura/gambescia-carlo-vacca-nicola-destra-caso.html#comment-58054"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#000000;"&gt;http://www.lankelot.eu/letteratura/gambescia-carlo-vacca-nicola-destra-caso.html#comment-58054&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; )&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"A destra per caso" è un pamphlet nato sulla scia di una convinzione di Sciascia; ossia che ogni scrittore è politico, e che il giusto sentiero della scrittura politica è offrire la propria responsabilità a tutti. E così Carlo Gambescia e Nicola Vacca raccontano la loro esperienza di intellettuali e giornalisti culturali passati, accidentalmente, a scrivere per l'area politica destrorsa, nel periodo delle sue maggiori trasformazioni ideali, essenziali ed estetiche; l'esperienza di Gambescia e Vacca ha finito poi per soffrire un eccessivo disorientamento e uno straniamento senza precedenti. In questo curioso libro raccontano e spiegano tutto, prendendo posizione con apprezzabile (tendenzialmente) chiarezza, nominando e criticando tutta una serie di persone, nel bene e nel male. Idolo comune ai due è il fu Giano Accame ("vero intellettuale", "prodigiosa memoria", "dialogico e socratico", "grande giornalista", "scrittore notevole", "ricco di candore e di umiltà", "un vero irregolare"), grandi elogi anche per Enzo Cipriano ("grande tradizionalista", "Settimo Sigillo punto di riferimento", "fa cultura senza compromessi"); nemici comuni sembrano essere Marcello Veneziani ("narcisismo professionale", "il Veneziani non conforme è durato poco", "solipsista", "non è un portatore sano di idee") e Buttafuoco ("collaborazionista del nulla", "si è perso nel nulla", "è sempre stato il nulla", "fautore di una destra campata in aria"). Il tono del libro – si intuirà – è questo: molto diretto, spesso scomposto, sempre aggressivo. Peccato manchino le risposte della controparte: sarebbe stato bello, sarebbe stato saggio, sarebbe stato giusto dare voce agli oppositori, magari spedendo loro domande scritte e pubblicando, eventualmente, "no comment" al posto delle risposte mancanti. Così com'è, "A destra per caso" corre il rischio di essere percepito come un ibrido tra un romantico amarcord e un sinistro regolamento di conti; un regolamento di conti che sembra una sassaiola. Una sassaiola fitta, diretta alle finestre di casa di parecchie persone, dopo essersi sincerati che non c'era nessuno in casa. Sarebbe stato meglio bussare, parlare, chiarire e poi al limite litigare. Non è accaduto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;**&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ingenerose le critiche a Croppi, ex direttore editoriale di Vallecchi, presentato semplicemente come "grafico". Mi sembra un giudizio molto ingiusto, e davvero eccessivamente superficiale. Ma non sono le uniche critiche che ho trovato fastidiose o rancorose. Mi trovo a scrivere di questo libro nella posizione di chi collabora con un quotidiano storico come "Il Secolo d'Italia", da qualche mese, e di chi ha ottimi rapporti col direttore editoriale, Luciano Lanna: per la mia esperienza, quanto Gambescia e Vacca scrivono di Lanna e del "Secolo" del 2010 non è sensato, non è vero e non è corretto. Da abbonato al quotidiano, ho letto articoli di grande respiro e intelligenza, firmati da Cardini, Lanna, Alfatti Appetiti, dal giovane Scianca: solo per fare qualche nome. Vero è che ho incontrato, episodicamente, articoli d'argomento e di taglio nazionalpopolare: ma non solo si tratta di interventi minoritari, si tratta – a quanto ho letto in questi ultimi 4 mesi – di interventi ironici o autoironici, nella maggioranza assoluta dei casi. Quando mancasse l'ironia, ci sarebbe sicuramente da obiettare. Ma credo che un quotidiano non debba arroccarsi nella torre d'avorio del radicalismo, dello sperimentalismo e dell'atipicità: la cultura, spiace molto anche a me ma è così, è anche popolare. È addirittura popolare. Tutto sta nel saperne scrivere col giusto equilibrio. Senza confondere ciò che è popolare con ciò che è populista, ad esempio.&lt;br /&gt;A me sembra che l'intelligente apertura del "Secolo" a tutti i cittadini italiani, e non soltanto agli ex elettori e militanti di AN, possa essere prodromica alla fondazione di qualcosa di nuovo. A me piace sognare – da lettore, attenzione! – che in questo qualcosa di nuovo non ci sarà spazio per berluscones e per equivoci forzisti, per nostalgismi e per veltronate, per casacche cambiate in fretta e poi riposte nello sgabuzzino. Lo dico da lettore, e lo dico da collaboratore. Carlo e Nicola non sono d'accordo: "Il Secolo d'Italia", viene considerato decaduto, Vacca rimpiange "una comunità di amici di penna che lavorava all'unisono", con qualche eccezione (nomina con nome e cognome "autentici venditori di fumo": non li conosco e non posso sottoscrivere né smentire). Non partecipo alle riunioni redazionali del "Secolo" di oggi, ma immagino che esistano ancora, e che siano fertili e creative.&lt;br /&gt;Vacca deplora quella che ritiene una "svolta pop o yéyé" del quotidiano, nata, a suo avviso, per rincorrere quello che chiama "veltronismo culturale" (p. 85), rivendicando "paginate intere di grandissimo spessore culturale" (p. 23), tollerate con insofferenza da Fini perché "non organiche alla linea di An". Adesso, invece, stando a quanto dice Nicola, i "finiani di complemento" (p. 41) dettano linee nuove: secondo Vacca e Gambescia, "addio dibattito e approfondimento, avanti argomenti glamour e recensioni in pillole" (p. 42). Queste recensioni in pillole – dico davvero – vorrei leggerle anch'io: sin qua, ne ho trovate dalle 5mila alle 13mila battute, dal martedì al sabato. E mi sono domandato in quale altro quotidiano potessi leggere saggi brevi come questi, non semplici recensioni. In rete succede, sul cartaceo molto di rado. Quanto al glamour, siccome vengo anche da un'esperienza giornalistica (5-6 anni fa) in cui quella parola dovevo scriverla davvero, per trentamila lettori al mese, mi arrogo il diritto di saperlo riconoscere. Mi spiace, Nico': il "Secolo" non è "glam", e non è nemmeno "glitter", e non è nemmeno "vintage". È un quotidiano atipico. Un laboratorio di idee, memorie, sogni. Parlo da lettore abbonato.&lt;br /&gt;Vacca definisce il "Secolo" espressione di una "destra anemica": possibile, considerato che si tratta dell'unico quotidiano di destra capace di mostrare posizioni mai subalterne e spesso alternative e autonome rispetto al sultanato? Direi proprio di no. Ma poi aggiunge: "destra libertaria è solo un ossimoro che terrorizza. Mi sembra una trovata da pop-art – dice Vacca – per mascherare attraverso l'immaginario un nulla che tragicamente avanza" (p. 57). Io la vedo diversamente: la destra libertaria è un patrimonio culturale unico per una nazione che voglia vedere (non mantenere: non c'è...) vivo e credibile il dibattito tra le forze dell'ex egemonia culturale marxista, quelle cattoliche, quelle liberali, quelle riformiste e quelle conservatrici: si deve partire da un patrimonio culturale esistente, e ancora inesplorato, per ristabilire le condizioni di un costruttivo dialogo (fatto di scontri, anche aspri) tra le parti.&lt;br /&gt;Vacca veniva e viene da "una certa idea di sinistra": quella di Carlo Rosselli, quella di Turati: il socialismo liberale e il riformismo. Partito di riferimento, PSI. Vacca collaborava con "L'Avanti"; passò quindi al "Giornale d'Italia" e infine, grazie all'amicizia con Gennaro Malgieri, al "Secolo d'Italia". Negli ultimi anni, ha collaborato e collabora con "Linea".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gambescia invece viene dalla cultura cattolica sociale, orientata verso un "liberalismo realista". Gambescia è passato a destra collaborando con la "Nuova Destra" di Marco Tarchi, all'epoca trentenne, animatore della rivista "Diorama". Il loro intellettuale di riferimento in comune, all'epoca, fu Sorokin. La battaglia culturale era antimissina, "di piena e consapevole accettazione delle regole e dei contenuti della democrazia", e antifascista ante litteram (p. 30). Gambescia quindi passò a collaborare con "Area" di Alemanno e con le edizioni Settimo Sigillo (per nove anni): Tarchi non gradì. Attualmente, collabora con "Linea".&lt;br /&gt;Gambescia e Vacca sono estremamente critici nei confronti dell'area finiana: caratterizzata, nell'ordine, da essere "sinistra al caviale e non alla Bombacci" (perdonatemi ma preferisco il caviale), da un riformismo considerato velleitario, da "capriole che non cambiano le cose", da "velocità supersonica del cambio di cavallo": e credono che non sia più destra, perché "una vera destra non si definisce antifascista, ma reputa morto il fascismo insieme all'antifascismo" (p. 55). Ecco che Fini è diventato "il paladino della sinistra radical chic" (p. 76), e via dicendo. Il professor Campi (FareFuturo) è definito "pretoriano che interpreta gli strappi di Fini" (p. 19). Farefuturo, "il giocattolo di Fini, principe di questo laboratorio di teste pensanti" (p. 44), "pseudodestra al servizio dei plutocrati" (p. 48). I plutocrati avrebbero bisogno di nome e cognome, ma transeamus. Padre spirituale di questa nuova destra, invece, dovrebbe essere, secondo Vacca e Gambescia, Prezzolini: il libro indicato come inequivocabile punto di partenza è "Intervista sulla Destra".&lt;br /&gt;Insomma: la morale della favola sembra essere che chi veniva dalla DC o dal PSI, sente, nel 2010, di dover andare a dire a chi veniva dal MSI che cosa è e non è di destra; cosa era missino, e cosa aennino, e cosa dovrebbe essere finiano. Io lo trovo un magnifico esercizio di creatività e di amicizia, da questo punto di vista: è come se io collaborassi per dieci anni o per due anni col "Manifesto", con "La Padania", o con "Avvenire", e tutto a un tratto, dopo essermene andato, sentissi di voler dire agli ex colleghi cosa è comunista, cosa leghista, cosa cattolico o popolare. Tutto ciò prova – se mai ce ne fosse bisogno – che nella destra libertaria [non in quella berlusconide: per carità!] c'è stato e c'è spazio per le visioni e le collaborazioni di tutti; e che c'è una gran fame di idee e di ideali nuovi; e che c'è apertura e disponibilità al dialogo e al confronto, sempre.&lt;br /&gt;È chiaro a tutti che dal 1989 è crollato un mondo fondato su terribili contrapposizioni ideologiche e ideali; quello che stiamo vivendo, in questo grigio e depressivo periodo berlusconiano post Mani Pulite (periodo direi non più pentapartitico: esapartitico considerando la presenza dell'ex MSI, stando ai componenti dell'attuale caotico PDL), è un periodo di transizione verso un mondo nuovo.&lt;br /&gt;Io questo mondo nuovo lo sogno libertario, democratico ed europeista. Lo sogno dialettico, nemico della corruzione e delle partitocrazie. Lo sogno franco, aperto: neo-destro e neo-sinistro, spirituale e non più uncinato al Novecento o all'Ottocento [...], capace finalmente di tornare a guardare sino agli albori della civiltà per formare e costituire un paradigma nuovo. E il paradigma nuovo si forma soltanto guardando avanti.&lt;br /&gt;Che Nicola e Carlo abbiano sentito il bisogno di dire che nel mondo colorato, eretico, irregolare e imprevedibile dell'ex destra missina siano successe un sacco di cose e ci siano stati confronti, scontri, rotture, trasformazioni mi fa molto piacere; molto meno piacere mi fa leggere attacchi diretti al giornale con cui collaboro e a persone che conosco e alle quali voglio bene per ciò che sono e per la lealtà e l'onestà che hanno dimostrato nei miei riguardi.&lt;br /&gt;Avrei dovuto leggere questo libro da loro coetaneo, per poter capire molte altre dinamiche che nominano e descrivono sinteticamente; purtroppo, i quindici o venti anni di esperienze e di conoscenze che ci separano, mi mettono nella condizione di scuotere spesso la testa di fronte a certi nomi o certe direzioni, perché non le ricordo o non le conosco o non mi riguardano affatto.&lt;br /&gt;Non era meglio scrivere un bel libro sulla "destra nuova" immaginata da Nicola e Carlo, piuttosto che giocare al tiro al bersaglio (a un passo da 'ndo cojo cojo) con colleghi, amici o ex amici? Io dico di sì.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Gianfranco Franchi&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-1913168616702985996?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/1913168616702985996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/05/recensione-di-gianfranco-franchi-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/1913168616702985996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/1913168616702985996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/05/recensione-di-gianfranco-franchi-su.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-3072968417552282921</id><published>2010-04-29T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-04-29T11:23:53.327-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Luca Ceccarelli ci ha scritto&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cari Amici,&lt;br /&gt;Ho terminato, abbastanza velocemente devo dire, la lettura di &lt;em&gt;A destra per caso&lt;/em&gt;. Mi è piaciuto, è una lettura senza dubbio piacevole.&lt;br /&gt;Specialmente per chi, come me, nella seconda metà degli anni Novanta, al tempo del governo Prodi, per un certo periodo acquistò occasionalmente il "Secolo d'Italia", che devo dire che all'epoca aveva delle pagine culturali veramente buone (non oso pensare come siano ridotte ora, persino peggio della "Repubblica").&lt;br /&gt;Specialmente per chi, come me, nel 2001 fece il suo ingresso (non per la prima volta, a dire il vero) nella libreria Europa allora ubicata in via Sebastiano Veniero, dove a servire la clientela c'era ancora Enzo Cipriano (persona di indubbio carisma e di grande simpatia), e nel retrobottega si mise a scartabellare i vecchi numeri di "Diorama letterario", di cui divenne poi lettore abituale, e in seguito abbonato (come sono tutt'ora, insieme a "Trasgressioni").&lt;br /&gt;E tutto questo venendo da sinistra, da una militanza nella Fgci durante il periodo della scuola e da un riavvicinamento (nella seconda metà degli anni Novanta) alla fede e alla pratica religiosa cattolica.&lt;br /&gt;Ho trovato una disamina abbastanza equilibrata riguardo all'esperienza di "Diorama", e anche di una certa intransigenza eccessiva di Tarchi, che pure è una persona di altissimo livello intellettuale e culturale, e credo anche molto onesta.&lt;br /&gt;Comprendo i motivi che hanno spinto Carlo ad allontanarsi da "Diorama", comprendo anche quelli che hanno spinto altri, ma in certi casi non li approvo (vedi Solinas o Campi, che sono tornati con la destra di governo in nome del "tengo famiglia").&lt;br /&gt;Ho trovato divertenti anche le pagine su alcuni esponenti della destra finiana, tipo Veneziani e Buttafuoco, come ho già accennato. Mi sono sembrate invece troppo negative le valutazioni su Franco Cardini.&lt;br /&gt;In generale non condivido molto la posizione, in particolare di Carlo, di considerare la liberaldemocrazia un "ubi consistam", e aggiungo (anche in riferimento a Cardini, di cui ho letto il libro sull'11 settembre &lt;em&gt;Astrea e i Titani &lt;/em&gt;), non condivido molto i punti di vista aprioristicamente "anticomplottisti", e non solo riguardo all'11 settembre.&lt;br /&gt;In generale, come scrissi tempo addietro sul mio blog ( &lt;a href="http://epigrammiefacezie.blogspot.com/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;http://epigrammiefacezie.blogspot.com/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; ), ritengo che il complottismo va preso con le pinze, ma rifiutarlo a priori rischia di precludere una comprensione più profonda della realtà.&lt;br /&gt;Infine, ho colto l'occasione per tornare ad acquistare "Linea" il 25 aprile, trovandovi un interessante articolo di Carlo, appunto sul 25 aprile. E notando con piacere che rispetto all'ultima volta che l'avevo comprato, intorno al 2000, quando era solo un foglio propagandistico piuttosto tristanzuolo, il giornale è molto cambiato in positivo. Tant'è vero che l'ho riacquistato un'altra volta, e probabilmente lo farò ancora. Per ora è tutto. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;Un caro saluto,&lt;br /&gt;Luca Ceccarelli &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-3072968417552282921?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/3072968417552282921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/04/ci-ha-scritto-luca-ceccarelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/3072968417552282921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/3072968417552282921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/04/ci-ha-scritto-luca-ceccarelli.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-2026002703162211296</id><published>2010-04-25T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-04-29T11:13:28.464-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;Stefano Vaj ci ha scritto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Cari Amici,&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ho in questo momento il tempo o la tribuna appropriata per recensire anch'io il libro che finalmente ho ricevuto e letto. Però alcune cose desidero sottolinearle. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dirò innanzitutto che sono d'accordo con l'opinione, che naturalmente non può essere considerata obbiettiva, degli autori quanto al fatto che il libro davvero mi pare stia soffrendo di una non meritata disattenzione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Purtroppo, in questo può aver giocato negativamente l'approssimativa correzione delle bozze, la "sbobinatura" forse sin troppo fedele di quella che fondamentalmente paiono conversazioni molto spontanee, e l'aneddottica un po' eccessiva persino per chi come il sottoscritto si è ritrovato a conoscere personalmente la maggior parte dei protagonisti di cui si discute.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma quanto al merito, davvero ha senso accusare Fini &amp;amp; C. di rappresentare una destra opportunista, trasformista, prosaica, contingente? La mia domanda è: quando mai una destra, a partire dalla nascita stessa del concetto e quando è stata veramente tale e non un &lt;em&gt;état d'âme&lt;/em&gt; alla Huysmans, è mai stata qualcosa di diverso? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Certamente non dal 1848, forse neanche dal 1830... Per ciò che personalmente mi riguarda, vagheggiare un conservatorismo rassegnato ad essere liberale, o un liberalismo che non ha neppure il coraggio di essere liberista, libertario e libertino, significa voler spogliare degli avversari di ciò che può renderli se non altro intellettualmente interessanti, o che può costituire la loro dignità storica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E in questo senso, la nostalgia per un bipartismo ottocentesco basato sulla dialettica tra "conservatori" e "progressisti" mi sembra sia "già" un punto di vista di destra, perchè mira in fondo (senza fornire nessuna ragione del perché uno personalmente dovrebbe schierarsi proprio per i primi, quando entrambi sarebbero "necessari") a giustificare l'esistenza di forze volte semplicemente alla conservazione dell'esistente o al rallentamento della sua trasformazione in vista di interessi personali o di ceto, pure inevitabilmente e regolarmente accettata, ed alla fine magari addirittura difesa,... ex post.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mentre il "progressismo" almeno non ne sentiva tradizionalmente alcun bisogno per mantenere, conservare o rafforzare ciò che nell'attualità non meriti di essere rovesciato, e ha sempre considerato non a torto l'esistenza di una "destra" come il residuo storico, foss'anche fisiologico, di fasi in via di superamento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A fronte dell'immaginario suddetto su cui mi pare insistere anche Vacca, pure già passato con relativa indifferenza dai ranghi riformisti a quelli che vorrebbe "onestamente conservatori", il famoso "superamento della destra e della sinistra", su cui l'amico Carlo conserva dubbi, mi sembra un processo inevitabile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In due direzioni contrapposte: dal lato nobile o ideologico, verso il rifiuto di rinchiudersi in una prospettiva che soprattutto nel punto di vista della destra è "dichiaratamente" emiplegica; dal lato prosaico e sociologico, nella trasformazione pressoché inevitabile (e crescente!) di tali appartenenze in comitati d'affari in concorrenza, rispetto a cui il novantanove per cento delle questioni davvero ideologicamente e praticamente interessanti appaiono in larga misura trasversali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Con i miei più cordiali saluti,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Stefano Vaj &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-2026002703162211296?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/2026002703162211296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/04/da-stefano-vaj-riceviamo-e-pubblichiamo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/2026002703162211296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/2026002703162211296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/04/da-stefano-vaj-riceviamo-e-pubblichiamo.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-200999207243282714</id><published>2010-04-13T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-04-13T05:14:56.437-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Recensione di Teodoro Klitsche de la Grange&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(&lt;span style="font-size:78%;"&gt;PoliticaMente.net - &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.politicamente.net/Politicamente.net/recensioni/Adestrapercaso_DelaGrange.htm"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#000000;"&gt;http://www.politicamente.net/Politicamente.net/recensioni/Adestrapercaso_DelaGrange.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; )&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;..&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Due intellettuali giunti a destra da punti di partenza diversi (cattolico l'uno, del PSI craxiano l'altro) si ritrovano in una conversazione “leggera” nella forma (assai meno nella sostanza), a ricostruire e giudicare l'evoluzione della (cultura di) destra negli ultimi vent'anni.&lt;br /&gt;Sono due gli argomenti prevalentemente trattati nel libro: quello più specificamente politico, della fusione-incorporazione di AN in Forza Italia, e così il venir meno di un soggetto “strutturato” e non marginale di destra. In secondo luogo quello della cultura di destra (parte di quella non conformista) passata dal rifiuto della contestazione del pensiero unico, ciellenistico (prima) e poi “ liberalglobalista”, a tentativi di clonazione di quello (più che altro della prima forma, ancora prevalente in Italia) che talvolta sembrano dettati da una variabile della “sindrome di Stoccolma”, o per dirla à la Girard di un eccesso di zelo mimetico . Attitudine che gli autori criticano vivacemente, non risparmiando le armi dell'ironia.&lt;br /&gt;Ed è su questo che occorre concentrare l'attenzione, cioè sulla possibilità e utilità di salvare (o aiutare, anche indirettamente) la cultura egemone - cioè del regime, ormai più passata che presente. Su questo bisogna fare qualche (brevissima) riflessione, compatibile con la natura di questo scritto.&lt;br /&gt;Scriveva Pareto, autore tanto caro a Gambescia (come a chi scrive) che la storia è “il cimitero delle élites”, dato che queste hanno una “vita”, che va da una fase di nascita-infanzia ad una di crescita, seguita dalla decrescita (decadenza) infine di “morte” (da cui la storia come “cimitero” di quelle). Spengler formula uno schema simile per le civiltà, articolato nelle quattro stagioni, con l'ultima che si conclude con l'esaurirsi di ogni capacità creativa (ed innovativa).&lt;br /&gt;Se Spengler può avere solo una limitata utilità nell'interpretare la crisi italiana perché l'Italia è una componente di una civiltà più vasta, quella del cristianesimo occidentale (o “faustiana” a servirsi della terminologia di Spengler), ben maggiore è quella dello “schema” di Pareto. Nella realtà post-unitaria dell'Italia i liberali risorgimentali furono le élites che conquistarono il potere nel 1848-1861, lo mantennero e caddero – anche per un effetto d'anticipo dovuto alla crisi provocata (e seguita) alla Grande guerra, nel 1922; i fascisti lo mantennero, ma lo persero ad un momento (ancor più) “anticipato” dalla sconfitta militare nella seconda guerra mondiale – nel 1943: le élites “cielleniste” (non lo conquistarono) ma – in misura del tutto determinante – fu loro consegnato dai vincitori del conflitto.&lt;br /&gt;Anche se non avessero avuto quel (vistoso quanto occultato) vizio d'origine, dopo quasi settant'anni, la storia sarebbe comunque pronta a bussare. In effetti ha già bussato: con il crollo del comunismo, cioè con la vittoria del blocco capitalistico – occidentale nella Guerra fredda, dovuto a una crisi endogena del “socialismo reale”, la ragione di un certo assetto politico (e di riflesso socio-culturale) è venuta meno.&lt;br /&gt;Ma quelle elites – come qualsivoglia elites – avevano il problema di “suscitare la fede nella loro legittimità”, onde l'egemonia gramsciana ne costituiva la soluzione nella prassi di un'occupazione sistematica e quanto più estesa possibile – delle posizioni di potere culturale sia pubbliche (scuole, università) che non pubbliche (giornali, case editrici), Il tutto accompagnato dalla formulazione di una cultura della costituzione (e della resistenza) a carattere azio-catto-comunista. Questa cultura, la cui gamba più robusta era indubbiamente quella comunista, è entrata in crisi già da prima, ma in effetti è stata resa del tutto improponibile dal crollo (per implosione e cioè il peggiore ) dell'ideologia di riferimento : una filosofia della prassi sconfitta sul piano della prassi . Da quel momento hanno preso quota i tentativi di sostituire all'ideologia “passata” qualcosa di nuovo e non cosi improponibile: dal relativismo dogmatico al liberalismo emasculato , dal normativismo al moralismo legalitario (cioè la “religione civile” di una certa burocrazia invadente ). Per di più coniugazioni in diversi campi (e toni) del pensiero debole quasi sempre accompagnato al politicamente corretto. Resta da vedere il significato che può avere un'egemonia senza il progetto forte di riferimento, quando è finita la fede nella società senza classi, nella soluzione dell'enigma della storia, e incrinata quella in altri idola della modernità. Quando, passando ad altri campi, la costituzione materiale – che secondo la definizione di Mortati è il complesso delle forze politiche e sociali che sostengono (e sostanziano) la costituzione – sono già in maggioranza cambiate. Dei sei partiti ciellenisti cinque sono spariti o ridotti ai minimi termini, mentre uno (il PCI) si è suddiviso e “ricomposto” con uno spezzone della DC. Ciò nonostante, mai si è vista tanto in giro la costituzione formale (in tasca, sotto le ascelle, appesa al collo) da quando è cambiata quella materiale : e giustamente perché è diventato il contrassegno (politicamente corretto?) di una minoranza: quella che fa riferimento ad uno o due partiti dell' ancien régime .&lt;br /&gt;In questo frangente con un establishement culturale costretto a manovre trasformistiche, prive del consenso (presuntivamente) maggioritario assicurato un tempo dalle forze politiche omogenee, che senso ha civettarci insieme, come fa taluno (non pochi, secondo gli autori)?&lt;br /&gt;Il senso potrebbe essere duplice e alternativo: una manovra entrista, del tipo di quella di Ulisse, entrato in Troia col cavallo ma per espugnarla: ma non ci sembra questo il caso, in primo luogo perché Troia era una città fiorente e ricca, mentre il potere culturale italiano può dare qualche impiego o contributo, ma prestigio e ricchezza ideale assai poco (e sempre meno).&lt;br /&gt;D'altra parte c'è il rischio che corre una cultura non conformista a civettare, mescolarsi, trasversalizzare con quella di ancien régime, e può portare a qualcosa di analogo a quel fenomeno che Spengler individuava nei contatti tra civiltà (in particolare tra quella greco-romana giunta all'epilogo, e quella giovane, arabo-magica), della pseudomorfosi , cioè del veicolare sotto forme e concetti della precedente contenuti e senso della successiva. Si avrebbe così una sorta di melange , in cui la sostanza prevalente della kultur più recente assume l'involucro (e la forma) dell'antecedente.&lt;br /&gt;Qualcuno potrebbe obiettare: cosa c'è di sbagliato o di dannoso in ciò? E in effetti potrebbe essere solo un trapasso logico e poco traumatico dal vecchio al nuovo. Ciò che tuttavia insinua il dubbio che non lo sia è la situazione di decadenza italiana (che ha – parte – causa (anche) in quella cultura) e che ha bisogno non di continuismi, trasversalismi e trasformismi , ma di un netto voltar pagina. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Teodoro Klitsche de la Grange&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-200999207243282714?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/200999207243282714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/04/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/200999207243282714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/200999207243282714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/04/blog-post.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-8435753605452523763</id><published>2010-03-28T08:30:00.000-07:00</published><updated>2010-03-29T04:35:00.243-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luca Leonello Rimbotti - &quot;Linea&quot;'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Recensione di Luca Leonello Rimbotti&lt;br /&gt;("Linea" - 28-3-10 - ).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non è il Dialogo di Galileo intorno ai massimi sistemi. Non è il Dialogo all'inferno tra Machiavelli e Montesquieu, intendo dire quel celebre libello che fece da spunto ai Protocolli dei Savi di Sion. E non è neppure le Conversazioni a tavola del Führer. Qui sembra d'essere al cospetto di uno di quei dialoghi semiseri con cui certi &lt;em&gt;philosophes&lt;/em&gt; illuministi componevano con molto &lt;em&gt;ésprit de finesse&lt;/em&gt; i loro &lt;em&gt;pamphlet&lt;/em&gt; di demolizione dell'&lt;em&gt;ancient Règime&lt;/em&gt;. Carlo Gambescia e Nicola Vacca, l'uno sociologo liberal-cattolico e l'altro scrittore laico-socialista, buttano il corpaccione della “destra” italiana nella macina della critica del giudizio, con tutte le frattaglie, grandi e piccole, con tutti i rimasugli e i detriti di cui quel relitto antistorico è intriso. Sottopongono quella straziata creatura allo sferzante giudizio di una logica che si direbbe catto-lib-lab e... da quest'operazione di spremitura senza sconti, dài e ridài, non esce un bel nulla. Sfogli, leggi, riguardi, segui le argomentazioni, le battute, i rimandi colti e quelli en passant... e alla fine capisci. Ciò che si era intuito, così, alla buona, dunque è vero: in Italia, di una “destra”, che sia uno straccio di “destra”, non v'è traccia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Leggendo &lt;em&gt;A Destra per caso. Conversazioni su un viaggio&lt;/em&gt; (Edizioni Il Foglio) si capisce che all'Italia manca una fetta di arco costituzionale, come dire, è orba di tutta una cultura politica che ebbe i sui fasti, i suoi bei nomi, e che insomma si riassume sotto la sigla di liberalismo nazionale. Gambescia e Vacca ne hanno per tutti: e battono parecchio sul chiodo di Fini e dei finiani, renitenti al loro ruolo storico, in fuga con gravi perdite di credibilità tra le gambe della “sinistra” buonista e sistemica. Verrebbe da chiedere: ma a questo punto, che c'entrano Fini e i finiani con la “destra”, con una qualunque “destra”? E cos'hanno a che vedere costoro con una cultura politica autonoma, alternativa, magari di promozione di quello che dovrebbe essere l'articolo primo del decalogo di una “destra” qualsiasi, cioè la ferma difesa dell'identità nazionale?Gambescia esprime il concetto quando parla dei finiani in lotta decennale contro tutto quello che sa di cultura e di cultura politica. Tendenza che sembrerebbe non sovvertita, ma ribadita da quella valanga di nomi buttati là a casaccio da Fini in persona, in quello che è il suo inopinato Mein Kampf postmoderno: intendiamo il noto, temibile libro intitolato, con mordente democristiano, &lt;em&gt;Il futuro della libertà&lt;/em&gt;, con cui lo &lt;em&gt;“Special One&lt;/em&gt;” della ex-“destra”, tra lo stupore generale, diventa socratico: «Fini, in realtà - scrive Gambescia – ha scomodato lo scibile umano per educare una generazione a lanciare le sfide epocali del cambiamento che passano sempre più per il concetto di libertà cosmopolita». Ben detto. Nel vergare quella fatica titanica, che da una montagna di nomi ha partorito il vecchio topo massonico-giacobino dei diritti individuali e del “patriottismo costituzionale”, probabilmente Fini si sarà fatto tenere l'incerta manina da tempre superiori, che so, un Campi... o forse magari un Croppi? E anche per costoro, come per tutto il circo culturale che ruota attorno alla “destra che non c'è”, Gambescia e Vacca hanno il piede pesante...Cardini, Malgieri, Buttafuoco, Veneziani... diresti che non se ne salva uno: «una destra campata in aria, un po' futurista, un po' anarchica, ma tanto immaginaria...». Schizzi di critica al vetriolo si spargono ovunque tra le pagine dell'irriverente pamphlet, che vorrebbe essere garbato e riguardoso, salottiero e cinico, e invece qua e là è in bello stile squadristico... i colpi d'ascia finalmente non mancano e finalmente le mezze checche del pensiero debole hanno quel che si meritano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gambescia e Vacca avrebbero anche potuto andare giù più duri ancora, intendiamoci, alla Papini, alla Giuliotti... l'invettiva stana il codardo, rianima il pavido, hai visto mai che non faccia scattare anche qualche molla... ma insomma accontentiamoci, che non è poco. Difatti, i due eretici del conservatorismo nazionale, se da una parte si attardano a deplorare i diabolici compromessi della “destra” debole: «La destra nuova inciampa volentieri nei miti della sinistra... somiglia molto alla “destra strana” che in questi ultimi anni Fini, in perfetta solitudine, sta costruendo e che piace molto ai suoi avversari politici»... dall'altro lato si aprono al superamento dello sclerotico dualismo della gnosi democratica – del tipo “fascismo-antifascismo” - e all'apprezzamento di quell'unico tentativo, diciamolo, che in chiave politico-culturale è stato fatto negli ultimi decenni per piantare in asso l'immaturità ideologica e la povertà sintetica del democraticismo italiano: la Nuova Destra di Tarchi. «Alta montagna delle idee», viene definita quell'isolata postazione metapolitica. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Solo che, poi, si scivola nel banale. Quando Gambescia, tra certi possibili testimonial storici, accenna al fatto che sia esistito un fascismo “libertario”, che quanto meno «allargò la base dei diritti civili, favorendo il diritto al lavoro, alla casa, alla sanità, alla previdenza sociale...», Vacca se ne esce con un improprio «peccato che trascurasse i diritti politici». Ma quei diritti &lt;em&gt;erano&lt;/em&gt; politici. Erano &lt;em&gt;soprattutto&lt;/em&gt; politici. Molto più politici che non l'andare a mettere una scheda nell'urna ogni &lt;em&gt;tot &lt;/em&gt;di anni, in un sistema che la politica se la fa parecchio al di sopra delle teste di “liberi” cittadini fessi e contenti... non è così? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gambescia invoca «una destra imbevuta di quel liberalismo politico di cui ho parlato, e dunque capace di imporre regole al mercato...», ma teme le derive “totalitarie” di un'opposizione radicale...Intanto, mentre l'atroce dilemma non viene sciolto, il libero mercato, la cosa più libera e insieme più totalitaria che abbia mai prodotto il liberalismo, finisce la sua opera di annientamento dei legami sociali e delle identità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;È un peccato, perchè ai nostri eroi piacciono Aron, Croce, Pareto... tutta gente che, quando occorreva, sapeva metter mano alla leva radicale... Ma noi incalziamo: un passo ancora e ci si imbatte in Gentile, in Costamagna... un altro piccolo sforzo e ci si ritrova dalle parti di Bottai e Ugo Spirito... insomma, la direzione potrebbe essere quella giusta, si tratta solo di essere dinamici e di iniziare un cammino.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questo senso io, modestamente, a Gambescia e Vacca, detto fra noi, un consiglio da dare per trovarsi bene con le loro idee ce l'avrei: saltate il fosso. Lasciate perdere la “destra”. Quella è una fregatura storica. Siete di provenienza cattolica e socialista? Benissimo. Ammirate la cultura politica nazionalista – perchè questa era - del tempo che fu, Max Weber, Ortega, Prezzolini? Ottimo. Ne vorreste oggi una moderna di eguale segno, per dare contenuti a un grande partito dell'identità nazionale? Ancora meglio. C'è il “Fascismo del Duemila”, un virgulto senza più padre né madre, abbandonato per strada in malo modo, che vi aspetta a braccia aperte: quel rampollo disonorato attende che qualcuno lo adotti, che gli dia un sano ricostituente ideologico: l'epoca storica si presta come poche. Lavoro difficile, s'intende, ma intrigante. E poi il futuro è immenso. Dunque, al lavoro, amici. In questa grande opera di coraggiosi precursori e di tenaci inattuali, non sarete mai soli..&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Luca Leonello Rimbotti&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-8435753605452523763?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/8435753605452523763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-luca-leonello-rimbotti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8435753605452523763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/8435753605452523763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-luca-leonello-rimbotti.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-2883255047089217468</id><published>2010-03-25T00:15:00.000-07:00</published><updated>2010-03-25T00:30:47.018-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bonvecchio - &quot;Metabasis&quot;'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di Claudio Bonvecchio (di prossima pubblicazione su "Metabasis" n. 9 - 2010 - &lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.metabasis.it/recensioni.htm"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;strong&gt;http://www.metabasis.it/recensioni.htm&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;strong&gt; )&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;A prima vista, &lt;em&gt;A destra per caso. Conversazioni su un viaggio(&lt;/em&gt;Edizioni il Foglio, Piombino, 2010, pp. 89, € 10). sembra un pamphlet: un gradevole e godibilissimo pamphlet. E per molti aspetti lo è. O almeno sembra esserlo. Visto che due amici di diversa provenienza politica ma con comuni percorsi – comodi e rilassati – chiacchierano su di un oggetto misterioso della scena politica italiana: la Destra. Lo fanno con fair play, anche quando sparano bordate “a palle incatenate”: come incalliti “uomini della filibusta”. E anche con uno spiccato &lt;em&gt;sense of humor&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;D’altronde, la destra italiana – ma poi quale destra? – è, oramai, solo un oggetto di riso: un riso ironico, venato di amarezza. Come accade quando si parla di qualcosa che non esiste, ma crede di esistere: scambiando l’illusione con la realtà. Perché la Destra italiana – e lo fanno capire, neppure tanto tra le righe, Gambescia e Vacca – non è neppure virtuale. E' semplicemente inesistente, anche se crede di esistere: come il noto cavaliere del racconto di Italo Calvino. D’altronde, è fuori di discussione che – da un lato - gli ultimi nostalgici del fascismo si possono ascrivere non all’antiquariato ma al &lt;em&gt;brocantage:&lt;/em&gt; come sapeva bene un vero “uomo di destra” come Giano Accame, non a torto ampiamente ricordato dagli autori. Mentre, dall’altro, la “nuova Destra” o meglio la “Destra nuova” è uno dei tanti esempi di trasformismo, più o meno ingenuo, di cui può andare fiero il nostro paese: troppo spesso fatto di ingordi topi nel formaggio. Topi che sono solo preoccupati della forma: del formaggio, s’intende. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Contro questi e contro i loro esegeti s’appunta la fine e caustica ironia dei nostri autori: talvolta, a dire il vero, sin troppo comprensiva e bonaria. Infatti, questi “simpatici topolini” – fatte le poche ma debite eccezioni – sono più che degli intellettuali (per altro abbastanza modesti) dei semplici (e talora) arroganti cortigiani: e de quo satis. Ma il vero problema non sono certo loro: cortigiani ci sono sempre stati e sempre ci saranno, essendo felici di essere – come si canta nel Rigoletto – “ vil razza dannata”. Il problema piuttosto è che, in Italia (e forse non solo in Italia) nessuno sa più che cosa sia la Destra (e neppure la Sinistra). Tutto si confonde in un &lt;em&gt;mare magnum&lt;/em&gt; dove si mescolano rivendicazioni identitarie, insoddisfazioni sociali, povertà culturale, vaghe nostalgie, desiderio di contare politicamente: il tutto amalgamato da un superficiale e blando nazionalismo e da un generico e mal digerito liberalismo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questo quadro – per altro poco consolante – si può collocare la figura di Gianfranco Fini: sulla cui politica gli autori si soffermano. E non poco. A Fini – a cui va il merito di aver sdoganato, grazie a Berlusconi, la Destra – rimproverano, sostanzialmente, di condurre una politica personalistica e disinvolta. Essa sarebbe indirizzata – più che a ridefinire i principi, percorsi e limiti di una Destra moderna ed intelligente – a ritagliarsi, con ogni sorta di equilibrismi, uno spazio politico: gradito a tutti. Nella speranza di essere accettato e riconosciuto come il leader di un futuro post-berlusconismo. L’analisi è giusta e condivisibile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma il vero problema non è la critica a Fini, ancorché simpatica e brillante. La realtà è che un tatticismo (non una strategia) come quello di Fini può esistere proprio per la carenza di una concettualizzazione di quello che potrebbe essere una vera “Destra”. Mancando questa – come avviene a Sinistra – la politica non supera la soglia della quotidianità e della”bassa cucina”: sia a destra che a sinistra, appunto. Ma è inevitabile. Bisogna, allora, riprendere le fila di una riflessione più ampia e non facile. Una riflessione che sia in grado di colmare questa carenza che altrimenti corre il rischio di finire nel mugugno o in quello che, in passato, veniva definito come “avventurismo”. O, peggio ancora, in una politica da “funamboli”: si potrebbe aggiungere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di questa prospettiva futura, comunque, l’approccio di Gambescia e Vacca è un non trascurabile, disincantato, intelligente e brillante inizio. D’altronde, per costruire, bisogna togliere di mezzo le macerie. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Claudio Bonvecchio&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-2883255047089217468?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/2883255047089217468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-claudio-bonvecchio-di.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/2883255047089217468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/2883255047089217468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-claudio-bonvecchio-di.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-1422672862420276233</id><published>2010-03-25T00:09:00.001-07:00</published><updated>2010-03-25T00:27:55.444-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aldo La Fata - &quot;Corriere Metapolitico&quot;'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Recensione di Aldo La Fata ( Il Corriere Metapolitico - 22-3-10 - &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://corrieremetapolitico.blogspot.com/2010/03/destra-per-caso.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;http://corrieremetapolitico.blogspot.com/2010/03/destra-per-caso.html&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;strong&gt;)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le Edizioni il Foglio di Piombino (LI), nella collana “Saggi” curata da Claudio Di Scalzo, ha appena licenziato un libro intervista scritto a quattro mani da Carlo Gambescia e Nicola Vacca che reca il titolo “A destra per caso. Conversazioni su un viaggio”&lt;br /&gt;(pp. 90, euro 10,00 –&lt;span style="color:#000000;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilfoglioletterario.it/catalogo_saggi_a_destra_per_caso.htm"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;http://www.ilfoglioletterario.it/catalogo_saggi_a_destra_per_caso.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;a name="main"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="search"&gt;&lt;/a&gt;“La rivolta” (1911), tela dai colori sgargianti del futurista Luigi Russolo, avvolge la prima e la quarta di copertina con un piacevole effetto visivo. Evidente l'intento corsaro e provocatorio del libro. Si tratta infatti, di una vera e propria scorribanda in stile futurista tra gli autori e le idee della destra italiana, romana e fiorentina soprattutto. Gli autori, Carlo Gambescia e Nicola Vacca, un sociologo il primo, un giornalista-scrittore il secondo, dichiarano fin dal titolo e apertis verbis l'accidentalità della loro militanza “a destra”. Una dichiarazione che forse era necessaria, considerando lo squallido panorama politico del momento. Ma non si tratta naturalmente solo di una proclamazione di autonomia e indipendenza intellettuale o di una presa di distanza da un'ambiente che è divenuto sempre più l'ombra di se stesso, si è anche voluto dare alla destra che fu, il giusto riconoscimento che merita, sia in termini di azione politica che di ideazione progettuale e culturale. E ai meriti riconosciuti oggettivamente, si aggiunge la stima e il rispetto per talune personalità di quel mondo dall'indiscutibile valore umano.&lt;br /&gt;La destra italiana dunque nelle sue luci e nelle sue ombre.&lt;br /&gt;&lt;a name="search7"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="main7"&gt;&lt;/a&gt;Ma nel libro che stiamo esaminando non c'è solo questo -che già sarebbe abbastanza. C'è anche un giudizio storico sul Fascismo e sulle sue diverse anime; ci sono valutazioni sulle vicende interne del MSI-DN; ci sono ritratti vivi di alcune delle personalità più interessanti di quel mondo, ma anche ritratti impietosi e senza sconti di altre, nate bene ma finite assai male, magari per opportunismo e a volte anche per veri e propri “disturbi della personalità”. Lasciamo comunque alla curiosità dei lettori il piacere o il dispiacere di andarseli a leggere.&lt;br /&gt;Diciamo invece qualcosa dei due autori e sulla loro casuale convergenza a destra.&lt;br /&gt;&lt;a name="main41"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="search41"&gt;&lt;/a&gt;Di Carlo Gambescia abbiamo già parlato, anche dalle pagine di questo blog e chi ci segue è ormai informato che il nostro gode della nostra più sincera stima, sia in termini umani che intellettuali, e che lo consideriamo un amico. Gambescia è professionalmente un sociologo; ha al suo attivo una decina di volumi oltre a numerose collaborazioni con riviste italiane e straniere e proviene dal cattolicesimo sociale e liberale. Il suo incontro con la Destra risale agli anni ottanta. Per caso, appunto, mise piede nella storica libreria Europa di Enzo Cipriano, allora situata in Via Pietro Cavallini, alquanto vicino alle Mura Vaticane. Fu spulciando tra le numerose testate di area, che il nostro si imbatté nel mensile fiorentino “Diorama Letterario”, diretto da un allora giovane trentenne Marco Tarchi. Per chi non lo sappia o non lo ricordi, diciamo che si trattava di una rivista di recensioni librarie e di un laboratorio di idee che si ispiravano in realtà assai liberamente e senza dogmatismi all'opera e al pensiero di Alain de Benoist. Quest'ultimo aveva fondato in Francia un movimento politico-culturale denominato Nouvelle Droite (Nuova Destra) a cui anche Tarchi e il suo gruppo di giovani intellettuali di rango si rifacevano apertamente. Tra Tarchi e Gambescia nacque così un'amicizia e in breve tempo il nostro si unì alla redazione di “Diorama”. L'articolo di esordio fu una scheda di presentazione del sociologo russo-americano Pitirim A. Sorokin. Di lì a qualche anno Gambescia sarebbe anche diventato direttore editoriale delle edizioni Settimo Sigillo di Enzo Cipriano.&lt;br /&gt;La vicenda di Nicola Vacca è invece alquanto diversa. Vacca proveniva dal socialismo liberale e riformista, ed era un giornalista professionista, uno scrittore, un'opinionista, un critico letterario. Dopo la chiusura dell'Avanti! e la profonda crisi del PSI, Vacca era alla ricerca di una collocazione ideale. In qualità di giornalista parlamentare per il “Giornale d'Italia”, conobbe nel '98 Gennaro Malgieri, allora alla direzione del “Secolo d'Italia”, che gli offrì la conduzione di una rubrica sulla pagina culturale del quotidiano. Vacca accettò e visse da protagonista quello che si può considerare sotto il profilo culturale, il periodo storico più bello ed entusiasmante di quella testata.&lt;br /&gt;Queste in breve sintesi le vicende e i profili dei nostri due interlocutori “a destra per caso”.&lt;br /&gt;Il racconto-intervista parte rievocando questi “esordi”, ricordando le tante personalità conosciute, incontrate, ammirate, amate. Ivo Laghi, “persona rigorosa e umanamente splendida”; Giano Accame, “un vero intellettuale”, “ricco di candore e di umiltà verso le idee altrui”; Enzo Cipriano, scomodo, indipendente e in splendida solitudine nel suo avamposto culturale, “baldante come Falstaff”; Enzo Erra, “uomo coltissimo”, “lettore attento di Evola e Steiner”; Marco Tarchi, “una delle migliori persone che io abbia mai conosciuto” (Gambescia).&lt;br /&gt;Le dolenti note vengono dopo, soprattutto nei capitoli che seguono e i cui titoli ci rendono subito edotti sulla fatale deriva della cultura di destra e soprattutto di quelli che da molti erano ritenuti i suoi più degni rappresentanti: “La Destra nuova”, “Cerchiobbotismo e dintorni”, “I collaborazionisti del nulla”, “La destra che non c'è”.&lt;br /&gt;Nessuno dei nomi che contano vengono taciuti e i giudizi, per quanto taglienti, colgono sempre perfettamente nel segno. Alla fine degli anni novanta entriamo a pieno regime nella fase dell'omologazione servile, della politica senz'anima, della mistificazione, dell'involuzione e dell'insignificanza. “Addio dibattito e approfondimento, avanti argomenti glamour” (Vacca, p. 42).&lt;br /&gt;Su questa “Destra nuova”, nata già vecchia -staremmo per dire: nata postuma- i nostri due autori si soffermano nelle ultime pagine in una intellettualmente onesta e spietata requisitoria. Alla fine sembra non esserci più spazio per la speranza: “il pensiero della politica è nelle mani dei mercenari delle idee”, “dei peggiori”. Così Vacca (p. 88). E Gambescia di rincalzo: “Il guaio è che i peggiori lo sanno. E ci contano”.&lt;br /&gt;Ma se le cose stanno così, e non c'è che da riconoscerlo onestamente, allora che senso ha oggi continuare a stare a destra? Se lo chiedono i due autori che dal “centro della destra” vorrebbero ora allontanarsi per magari ritornare alle rispettive “case” di provenienza. Ma il problema è che le “case” da cui partirono non ci sono più. E allora? E allora, meglio darsi “alla macchia”, anzi meglio, “passare al bosco”, varcare con le proprie forze il “meridiano zero”. Come il “Ribelle” di Jünger. Come l'ultimo indimenticabile Giano Accame, ricordato con riconoscenti e commosse parole anche dai nostri due autori di “A destra per caso”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Aldo La Fata&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-1422672862420276233?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/1422672862420276233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-aldo-la-fata-il-corriere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/1422672862420276233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/1422672862420276233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-aldo-la-fata-il-corriere.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-6682670666293367921</id><published>2010-03-25T00:01:00.000-07:00</published><updated>2010-03-25T00:28:54.745-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Renzaglia - &quot;il Fondo&quot;'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Recensione di Miro Renzaglia &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;( "il Fondo" 18-3-10 - &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://mirorenzaglia.org/forum/index.php/index.php?topic=4533.0"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;strong&gt;http://mirorenzaglia.org/forum/index.php/index.php?topic=4533.0&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; )&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avessero fatto come i pamphlettisti polemici di un tempo che si riservavano nell’anonimato, avrei pensato che a scrivere questo A destra per caso fossero due rancorosi outsiders che, rimasti appiedati dal passaggio dell’autobus buono, o messi giù perché sprovvisti di biglietto, cominciano ad inveire contro tutto e tutti: dai passeggeri ex compagni di viaggio, al controllore, al conducente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tanta è la bile che trasuda dalle pagine di questo libretto, per di più scritto male, pieno di refusi e corpi del carattere tipografico che vanno e che vengono, che sarebbero bastate le prime due pagine a farmi desistere dal perderci tempo. Ma, ahimè, la copertina reca i nomi anagrafici dei due autori (si fa per dire): Carlo Gambescia e Nicola Vacca. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E, allora, visto che li conoscevo come personcine a modo, mi sono detto: vabbeh! vediamo dove vogliono andare a parare, magari sono io che sono prevenuto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Col cazzo che mi sbagliavo! Il succo del loro discorso è questo: noi (cioè, loro…), capitati a destra per caso, perché uno (Gambescia) già cattolico liberale e l’altro (Vacca) già socialista riformista, siamo (cioè, sono...) se non i soli almeno tra gli ultimi depositari della Vera Destra.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora, quale sia questa Vera Destra di cui si sentono paladini, dalla loro serrata conversazione non è dato essere edotti: non un paradigma, non una chiave interpretativa e meno che mai una proposta o un’analisi. Niente: l’idea della Destra Vera è rimasta gelosamente custodita nella loro testa. Oddio! visto che il pamphlet è edito per i tipi de Il Foglio, uno potrebbe arrivare ad ipotizzare che la Vera-Destra-Vera sia quella che si costituisce a libro paga dell’attuale premier di Governo. E qua e là, tra una leccata di culo a Giuliano Ferrara e una strizzatina d’occhio al Cavaliere, l’ipotesi non sembra nemmeno tanto peregrina. Ma si tratta di semplici indizi. Per il resto, ci sono solo 88 pagine di insulti e offese a tutti quelli che secondo loro hanno tradito la Vera Destra e la Destra Vera seguendo gli strappi di Fini verso… sinistra (sic!), primi fra tutti i redattori del Secolo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chi mi conosce sa bene che a me della Vera Destra, della Nuova Destra e della Destra Nuova, poco me ne è mai calato. Anzi, per essere ancora più precisi, è il medesimo concetto di destra che mi è sempre stato estraneo e finanche ostile. Scrivo sul &lt;em&gt;Secolo,&lt;/em&gt; come ho scritto sul quotidiano di Piero Sansonetti, &lt;em&gt;Gli Altri&lt;/em&gt;, come scriverei pure sul &lt;em&gt;Manifesto&lt;/em&gt; o sul &lt;em&gt;Foglio&lt;/em&gt;, solo che mi invitassero a farlo e non mi censurassero manco una virgola. Questo, tanto per dire della mia indipendenza intellettuale e del mio schierarmi al di là di quelle categorie – destra e sinistra – che considero, a differenza del premiato duo Gambescia-Vacca, contenitori vuoti ed inutili all’interpretazione dell’esistente in vigore d’essere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi sono sorpreso non poco, quindi, quando i due gentiluomini (si fa sempre per dire), senza nemmeno l’onestà intellettuale di citarmi, mi hanno ascritto a pieno titolo in quella destra-pop da loro fieramente avversata, riprendendo da il Fondo questo passaggio della mia lettera aperta a Gianfranco Fini (&lt;a href="http://www.mirorenzaglia.org/?p=10686"&gt;LEGGI QUA&lt;/a&gt; l'evidenziato in rosso) e riportandolo a pagina 57 del loro verbo:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Gli è che al fondo di tutto, io vedo nelle tue nuove posizioni il tentativo libertario di allargare nel XXI secolo la base dei diritti civili. Come, a guardare bene, fece il regime ventennale del secolo scorso: diritto alla casa, al lavoro, alla previdenza sociale, alla sanità, all’istruzione, allo sport, all’uscita della donna dalla condizione esclusiva di mamma e moglie, etc… etc…».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Commentando da par loro il mio riferimento al fascismo con un: «Peccato che trascurasse i diritti civili».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Capita l’antifona? La casa, il lavoro, l’istruzione, lo sport etc., per le loro menti non sono diritti civili. Basti questo a bollarli come analfabeti della sociologia del diritto e a dare la misura dell’intensa profondità del loro ragionamento e sconsigliarne la lettura. A meno che uno non voglia farsi due risate rimembrando i fasti dei Fratelli De Rege.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Miro Renzaglia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;P.S. Il sociologo Carlo Gambescia, che pure – come si è detto sopra – iscrive il Fondo alla categoria dei fogli della destra-pop, da lui tanto schifata, non ha però declinato l’invito a rilasciarci, poco tempo fa, un’intervista in occasione della pubblicazione della sua penultima fatica intellettuale (&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.mirorenzaglia.org/?p=10032"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;LEGGI QUA&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;). Evidentemente, la pubblicità val bene un compromesso col proprio adamantino senso di appartenenza alla Vera-Destra-Vera.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-6682670666293367921?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/6682670666293367921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-miro-renzaglia-il-fondo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/6682670666293367921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/6682670666293367921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-miro-renzaglia-il-fondo.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3390542021648873996.post-3302150456184896745</id><published>2010-03-25T00:00:00.000-07:00</published><updated>2010-03-25T00:59:44.208-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mangano - &quot;Ciao Mondo&quot;'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Recensione di Attilio Mangano ("Ciao Mondo - Yes, we can" - 18-3-10 - &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://intelstoria3.altervista.org/wordpress/?p=3640"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;&lt;strong&gt;http://intelstoria3.altervista.org/wordpress/?p=3640&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’occasione di questo intervento è dovuta all’invio del libro A DESTRA PER CASO da parte di CARLO GAMBESCIA, che qui ringrazio. Fra l’altro oggi mi è arrivato anche da parte di MARCO TARCHI il libro LA RIVOLUZIONE IMPOSSIBILE e ciò consente a sua volta un nuovo intervento. Ho imparato a conoscere Gambescia in rete, coi suoi scritti e il suo blog, attento in particolare a un tipo di ricerca che lui stesso definisce METAPOLITICA, cioè la riflessione metodologica sulla politica come conoscenza. Apprezzo gran parte dei suoi scritti, anche perchè Gambescia è uno dei rari ” intellettuali di destra” che fa i conti col sapere sociologico ( sarebbe interessante capire e discutere come e perchè una disciplina come la sociologia, che ha Pareto tra i suoi fondatori, continui a essere identificata col sapere ” di sinistra” e per questo snobbata a destra, ma già questo apre un sacco di problemi e la discussione che nel suo libro Gambescia fa con l’amico NICOLA VACCA è di stimolo proprio sul tema: che cosa è la cultura di destra e perchè essa tende a non esistere o a non avere un modello paradigmatico, in fin dei conti i due autori esprimono proprio una sorta di risentimento sia pure ironico ricordando le tappe stesse della loro esperienza politica e culturale, proprio come se essere a destra sia stato più che altro UN CASO, una specie di fortuito incidente di percorso. Naturalmente questo libro a quattro mani o a due voci mantiene il taglio del dialogo e del ricordo, ripescando nomi, momenti, stagioni, in una sorta di spaccato sui vizi e difetti della destra che a tratti può rasentare il pettegolezzo intellettuale ma arriva a individuare alcuni punti chiave.&lt;br /&gt;E’ giusto da parte mia precisare come a me stesso sia capitato nel corso degli ultimi venti anni di entrare in contatto e discutere con gran parte degli intellettuali di destra ricordati, un incontro dovuto alla conoscenza personale di LUCA GALLESI, genero del mio amico e maestro STEFANO MERLI: per uno come me che ha fatto parte della nuova sinistra e ha vissuto a lungo i miti e i riti e i detriti del cosiddetto ” antifascismo militante” è stato inizialmente difficile la frequentazione di un ” fascista” ma devo proprio a quelle prime conversazioni un tipo di scambi culturali che è venuto crescendo e rafforzandosi. Accanto alla sorpresa di incontrare un serissimo studioso e traduttore di EZRA POUND è emersa poco per volta una disponibilità al colloquio intellettuale tradottasi in inviti a partecipare a convegni di studio, da cui l’incontro in occasioni diverse con una serie di intellettuali di destra, gran parte dei nomi che Gambescia e Vacca ricordano sono di esponenti che ho imparato ad apprezzare, primo fra tutti GIANO ACCAME, compianto studioso di grande apertura,per me dunque il piacere della lettura è stato anche quello di ritrovare nomi e persone con cui il dibattito culturale è sempre stato di serio livello e non un battibecco o un gioco delle parti. Ci sono stati tempi in cui solo CACCIARI si permetteva di dibattere anche con intellettuali di destra, oggi gli sdoganamenti sono stati tali e tanti che siamo di fronte a una epoca forse conclusa, anche se giustamente i due interlocutori continuano a rivisitare esperienze e culture, prima fra tutte ” Trasgressioni” e” Diorama” di Marco Tarchi. Si deve comunque alla esperienza francese di un filosofo di grande livello come Alain De Benoist il confronto su temi di fondo come il modello della filosofia comunitarista e quello del Mauss, movimento antiutilitarista, veri anelli di congiunzione fra post- destra e post-sinistra come si deve anche a storici come CARDINI un tipo di confronto metodologico che continua a rimanere aperto. Ma i nostri dialogant icontinuano a interrogarsi su cosa sia stata davvero una cultura di destra,pronti a ironizzare su Fini, esponente a suo tempo di un fascismo antiintellettualistico convertito infine alle regole della politica ufficiale e del populismo fino a dichiararsi a sua volta antifascista, per loro credo si possa dire che Fini sia il simbolo di un certo tipo di trasformismo che non sono disposti ad accettare, al punto da considerare il loro amico di un tempo, Campi, con la sua Fondazione FARE FUTURO, un fenomeno al limite del tradimento. Credo che ognuno porti con se rancori e ferite non sopite ma in questo modo si rischia di cadere nell’ennesima contrapposizione fra una destra buona e una nobbuona, in cui la rivendicazione di un fascismo originario e originale sembra ricadere su se stessa. In questo devo confessare che i rimbrotti su Veneziani o su Buttafuoco o su Cardini stesso rientrano nella storia dei litigi che aiutano poco a capire, mentre offre spunti assai validi quella parte di riflessione sul rapporto fra destra e liberaldemocrazia, sulla necessità e opportunità di distinguere fra liberalismo e liberismo: ” Esiste un liberalismo realista, dal volto umano, perchè politico. Pensa a figure come Tocqueville, Pareto, il Max Weber ardente liberal nazionale tedesco, Croce, Ortega, Ropke, Aron, Freund, Berlin. Per questi pensatori gli interessi non si compongono spontaneamente grazie al mercato…”. Ecco, credo che occorrebbe ripartire da questi nomi e da questi problemi per andare oltre. Ma credo sia giusto continuare a parlarne e mi auguro altri interventi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;strong&gt;Attilio Mangano&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3390542021648873996-3302150456184896745?l=adestrapercaso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/feeds/3302150456184896745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-attilio-mangano-ciao.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/3302150456184896745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3390542021648873996/posts/default/3302150456184896745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestrapercaso.blogspot.com/2010/03/recensione-di-attilio-mangano-ciao.html' title=''/><author><name>di Carlo Gambescia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
